Questo non è decisamente un blog consolatorio.

Eccomi

Utente: sca1
Nome: Luca V4.0
Bolognese pentito di nascita, intellettuale occidentale per scelta, o quello che ne rimane.
Essere sempre giovane e immortale è il mio scopo, o quello che ne rimane.

Questo sito si vede davvero bene alla risoluzione che vanta 1024x768 punti, ma si vede ancora meglio se la visione dello stesso è preceduta dall'accensione del vostro encefalo.
L'autore, facente parte della Brutti, Sporchi e Cattivi Corporation, non si dissocia da affermazioni, considerazioni, teorie orientate alla liberazione dell'essere umano dalla tirannia delle menzogne d'altri.

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sabato, 27 giugno 2009
Perdere e ritrovare.

Esistono esperienze quasi invisibili, che si confondono con tutto il resto dello sfondo esistenziale, e nella mente e nel corpo di un giovanissimo, questi segnali si perdono a favore di un unico grande universo variopinto.
Se aggiungiamo anche a questo, il fatto che certe esperienze hanno valenza ed intensità in funzione del momento in cui si vive, si può iniziare delineare un percorso di significati più chiaro, meno dispersivo.
Se consideriamo che, il mondo della musica, ma più in generale dell'arte pop, ha avuto forse il suo culmine tra gli anni 70 ed 80, non deve stupire più di tanto se ci si ritrova, già da adulti e lontani da quel tempo, un pò confusi dalla perdita improvvisa di uno di quei piccoli frammenti di significato.
Uno di quelli apparteneva a Michael Jackson, che insieme a tanti altri protagonisti della musica, hanno accompagnato il percorso di crescita di diverse generazioni. La vita poteva andarti male, potevi vivere in frustrazioni gli anni dell'adolescenza, dei fallimenti scolastici, delle delusioni amorose, ma a casa c'era sempre quella straordinaria musica pop che leniva in parte le nostre frustrazioni. Credo che sia questa la chiave di lettura di un evento che mi ha lasciato inaspettatamente dispiaciuto, non che fossi mai stato un fan di Michael Jackson, ma ho scoperto che la perdita di questo personaggio ha avuto lo stesso retrogusto della perdita di un cimelio caro, riscoperto tale proprio nel momento della perdita, quindi con il ritrovamento della memoria dello stesso.




In una prigione delle Filippine, un gruppo di detenuti ricrea la stessa coreografia di "Thriller".

Postato da: sca1 a giugno 27, 2009 15:50 | link | commenti
pensieri, musica, news, anni 80, anni 70

venerdì, 17 aprile 2009
La cultura del videogioco.



Bologna è il teatro di una nuova iniziativa, davvero innovativa sotto diversi aspetti, ma specialmente per uno.
Dopo oltre trenta anni, il divertimento videoludico si appresta a raggiungere una maturità riconosciuta, alla conquista di una dignità paritaria con altre forme culturali ormai consolidate, come la letteratura, il cinema ed il fumetto.
Se queste parole possono suonare forzate per qualcuno, evidentemente non lo sono sembrate per i promotori dell'iniziativa in seno alla
Cineteca del Comune di Bologna che, assieme all'Università degli Studi della nostra città, hanno dato vita ad uno spazio innovativo non solo per il panorama italiano, ma anche su scala europea. L'Archivio Videoludico.
Ciò che differenzia questa iniziativa da quelle messe in opera in altre parti del mondo, non risiede solamente nella conservazione dell'opera videoludica nel tempo, bensì una ricerca tesa ad una relazione tra le arti cinematografiche e letterarie.
L'ambizioso progetto si avvale di partnership tutt'altro che improvvisate, uno per tutti l'Università degli Studi di Bologna, seguito da produttori storici del settore, come Atari, Activision, Sony, Nintendo, Microsoft e molti altri. Elemento di spicco tra questa collaborazione tra pubblico e privato saranno appunto i privati che, con le loro donazioni potranno accrescere il numero di titoli storici disponibili a catalogo, un aspetto questo inevitabile per il recupero di materiale non più in commercio da molto tempo.
Non una sala giochi, quindi, ma uno spazio culturale in piena regola, con tanto di bibliotecario 'videoludico', Andrea [che ringrazio per la splendida disponibilità],  e dalle modalità di accesso e fruizione simili a quelle di una biblioteca in piena regola,
la Biblioteca Renzo Renzi che ospita questa iniziativa all'interno dello spazio del Nuovo Cinema Lumiere, in via Azzo Gardino.


Adesso, mi sembra di udire già il nostro amato pubblico di commentatori chiedersi: "Si, d'accordo, caro Sca1, ma questo è un preambolo introduttivo come tanti altri, dov'è è la storia con le persone dentro ?".
Ottima domanda, grazie per avermelo chiesto. Risponderò riportando, in breve [molto breve], quello che è il mio vissuto.

Trenta anni non sono pochi se rapportati alla vita media di un individuo, costutiscono quasi il 40% dell'aspettativa attuale legata all'esistenza. Quindi, ci si può aspettare che molti aspetti cambino orientamento, tanto quanto attendersi che gli stessi aspetti vengano materializzandosi sotto altri punti focali di analisi, in un intervallo di tempo così ampio. Uno di questi aspetti è l'opinione pubblica rivolta ad un determinato argomento.
Trent'anni fa, interessarsi a temi legati all'intrattenimento elettronico, non era certamente come oggi. Questo perchè, chi ha vissuto in prima persona una cesura storico epocale come l'entrata di un settore inedito in ambito sociale, rappresentata dell'introduzione dell'informatica di massa/di consumo alla fine degli anni settanta, accettandola fin da subito ed integrandola nel proprio vissuto quotidiano, non era sempre ben visto, anzi. Il nuovo, come è noto, spaventa, in particolar modo le persone di limitata cultura.
Così, anche chi vi scrive, avendo già all'epoca sviluppato un lifestyle mediato dall'elettronica, un nerd antelitteram si direbbe, era spesso messo in relazione con il vizio numero uno di quell'epoca, ovvero la tossicodipendenza da eroina, per il semplice fatto di desiderare di trascorrere parte del mio tempo di fanciulletto secondo modelli culturali, possiamo finalmente affermare adesso, fino a quel momento non codificati, come giocare a
Puckman [Pac Man] con amici di fronte all'Atari 2600. Per cui, l'archetipo del vizio da evitare era il topos più in voga, per quanto riguarda l'ottica gerontocratica che se ne serviva per l'analisi del fenomeno inedito che stava prendendo corpo. Per i gerentocrati, stanziali e conservatori, questo fenomeno era probabilmente considerato come una ulteriore occasione di perdita di controllo, per chi si trovava nella necessità di gestire il popolo giovane, vedendo consumarsi drammi familiari come assistere alla visione di un ragazzo armeggiare con un joystick alla mano, tutto concentrato di fronte ad uno schermo video nel compiere azioni fino a quel momento sconosciute.
Adesso, tutto ciò, fa sorridere perchè, appunto, il tempo ricostruisce scenari e rapporti di causalità, grazie soprattutto alla presenza di precedenti, che in trenta anni, mi ripeto, iniziano a costituire una casistica significativa da non essere ignorata.
Il tempo passa, ed il nuovo diventa sempre meno nuovo, spaventa molto meno, ed anzi, acquisisce maggiormente quello spazio vitale utile per l'affermazione a tutti gli effetti di una disciplina troppo significativa e pervasiva per essere lasciata con l'etichetta "per negletti", definita dall'analisi gerontocratica dominante del tempo, troppo colta di sorpresa per essere credibile nella contro risposta.
Il resto della storia, è Storia, appunto.

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Questo post, compare anche qui.

Postato da: sca1 a aprile 17, 2009 03:45 | link | commenti (1)
cultura, tecnologia, computer, bologna, informatica, videogiochi, anni 70, rilfessioni, technology fetish

lunedì, 02 marzo 2009
Get a Life ! [incontri/scontri generazionali]

"Get a life !", lei disse.

No, giovane donna. Non puoi saperlo, e cedere agli stereotipi è quello che ti sta riuscendo meglio in questo momento. Se io sono qui adesso è perchè desidero stare qui. Non sono qui perchè desidererei di essere in qualsiasi parte di questo cazzo di mondo a fare cose al limite del godurioso.
Vedi sbarba, questo è un problema principalmente tuo. Sei tu che sei giovane, e mentre giochiamo assieme a questo dannato videogame, è il tuo quel treno che sta passando, senza te a bordo.
Ormai, io, la mia storia l'ho fatta. La parte migliore della vita è andata, per questo posso permettermi di essere qui, senza timori di perdere chissà cosa senza pensieri, semplicemente perchè è già perso.
Per cui, young woman, non c'è nessuna vita da recuperare, se non la tua.

In fede,

Scai ™ |UKCS|

Postato da: sca1 a marzo 02, 2009 15:04 | link | commenti (2)

sabato, 28 febbraio 2009
Quel giorno.

Non ci si sveglia quasi mai sapendo che il giorno che verrà sarà più speciale di altri, a meno che, proprio in tale occasione, non si debba discutere la propria tesi di laurea, diventare genitore o, peggio ancora, di firmare un contratto che ti lega ad una persona per il solo timore di non riuscire a trovarne altre migliori su di un tempo X. No, in quel giorno non accadde nulla di tutto ciò.
Era una mattina di un tranquillo fine settimana estivo, connotato dal mio solito disorientamento mattutino e sempre la solita rassegnazione di dovere prestare servizio fino alle prime ore della sera come contorno, sovrastata da una ancora più ampia ed organica spolverata di rassegnazione esistenziale.
Essere soli e darsene motivazione ti fa sentire dannatamente migliore di chi ha necessità di un altra accanto a se senza però conoscerne il motivo.
"E' la natura", qualcuno obietterà. Forse, dico io.
Ad ogni modo, qualsiasi fosse la vostra tendenza filosofica ultima, nulla vi salverà dal caffèlatte quotidiano scaldato al microonde. Dieci secondi al microonde regolato a 1000 Watt, non uno più, non uno di meno, possono valere una vita. Il piattino gira, gira, gira. La luce si spegne. Il primo biscotto lascia una scia sul tavolo come un tuffo da 15 metri in una piscina olimpionica. Osservo immobile. Senso di vuoto. Eh ? Necessità di azione immediata. Accendo il computer collegato al maxitelevisore, mi infilo nella rete. Si, fin da subito, ma solo per leggere qualche notizia e scaricare la posta.
Ma è uno scherzo ? No, rispondetemi subito. E' uno scherzo o cosa ?
Rimango a fissare per quaranta secondi quel titolo di giornale spalmato su tutta l'ampiezza dello schermo.

Sento i muscoli del viso tendersi, ed un sorriso sommesso provvede a colorarmi non solo il volto. Ho sognato quella notizia una infinità di volte, una quantità di volte tendente all'universo idealizzato degli amori, ma mi è pressochè impossibile descrivere il senso di leggerezza che sembra, ora, fare parte di me come nella più buona delle persone, qualora esistano realmente.
Devo dirlo a qualcuno. Devo subito dirlo a qualcuno. Ma dove ho cacciato quel maledetto telefono ?
Guardami qua, non riesco neppure ad accedere alla rubrica. Sto perdendo così tanti secondi, succulenti e preziosissimi secondi, che potrebbero fare anche la felicità di qualcun'altro.
Ma chi se ne importa, sono eccitato come un adolescente di fronte alla concretizzazione della propria sessualità.
Prendo le chiavi dell'auto. Si, anche quelle di casa, che dimenticate sarebbe davvero il problema di troppo. Sono fuori nel mondo, ma quanto ci mette questo ascensore ? Cazzo, quando hai bisogno è qualcosa di eterno. Coraggio, daaaai ! Come se a quest'ora del mattino fosse trafficato come l'autostrada del mare in Agosto.
Adesso, che sono al volante, a chi donerò mai tutta questa felicità ?
Ma si, in fondo capirà. Capirà anche lei. Ci farò una brutta figura, ma in fondo mi conoscono. Sanno delle mie stranezze narcisistiche, mi farò accettare con un briciolo di pietà.

Arrivo. Lascio l'auto parcheggiata accesa in strada, mentre un pizzico di vergogna inizia a pervedermi, ma questo numero potrà andare in onda una sola volta, non potrà succedere mai più, non posso sbagliare mai più.
"Ciao, sono io. Ascolta... lo so... si, lo so che ore sono, ma fidati.. fidati di me !".
Salgo le scale come un lottatore giapponese, varco la soglia e si va in scena.
"Si, beh, vedi... volevo solo esserci quando pure tu avresti saputo. Accendi il PC, intanto... "
Il mistero cala velocemente, verso il basso, come il mio imbarazzo da old boy.
Nonostante la mia età, questa scena l'avevo idealizzata più e più volte, ed ora mi trovavo li come un adolescente che chiede, timidamente, prestazioni particolari ad una professionista del sesso.
"Fai colazione con noi ? Ormai siamo svegli". mi chiede lei.
"Ma no, sono solo di volata, non ti disturbare più di quanto non abbia fatto io con te. Volevo solo essere io il primo a dirlvelo. Tutto qui. Ma dico ? non vi sentite sollevati anche voi ? Dico, non avvertite questo senso di leggerezza che vi fa rivalutare tutto il vostro passato ? E ora, cosa accadrà ?". Queste le mie domande tipo, infantili ed imbarazzanti in egual misura.

In realtà, in questo momento, da regista e sceneggiatore delle mie emozioni, avevo sempre desiderato un momento emotivamente devastante, un abbraccio fraterno della durata di minuti interi, la ricerca di condivisione di valori assoluti.
"Beh... scusatemi, ancora. Si, per davvero, non posso rimanere... sai, si... oggi lavoro, anzi, inizio tra qualche minuto e se rimango ancora rischio di fare ritardo".
Si, bella scusa quella del lavoro. Che va bene per ogni cosa, come la panna montata. Buona per i momenti dolci, quando ci sono.
Mentre guido, penso ormai che non riesco più ad interrogarmi più su come la gente mi vede. Sono come sono gli altri, ne di più ne di meno, solo con la presunzione di saperlo meglio, per cui mi allontano da quel luogo di fallimento, ma più allontano e più quel sorriso ritorna, e mi fa provare di nuovo quella sensazione di leggerezza, ma non idealizzata, un pò come essere stati sollevati da un incarico noioso e senza dignità.

Non mi frega nulla se non siete stati in grado di cogliere un attimo storico di questa portata, ma eccomi arrivato, adesso devo entrare le mio ruolo di persona fidata e responsabile, e sorridere di questo è quanto di meno fidato e responsabile io possa sembrare.
Anni di studi sulla demistificazione non hanno tolto quel pensiero pirandelliano che vuole comportamenti spontanei in assenza di quella conoscenza di meccaniche celesti su di noi e dietro di noi.
Ma io, in barba a tutti i pensieri pirandellianamente intellettuali, come uno sbarazzino della filosofia, eccomi la, a recitare la scena come il più mediocre degli attori, nel mostrarmi preoccupato per... la situazione. La situazione, capite ? Niente popò di meno.
Mia madre, in vita, fu una persona semplice, forse troppo. Se fosse ancora viva, ecco cosa gli avrei rimproverato di non avermi insegnato, per essere adulto per davvero:
Mentire.
Adesso avete la prova che sono davvero come voi.

Postato da: sca1 a febbraio 28, 2009 15:48 | link | commenti
racconti brevi

mercoledì, 11 febbraio 2009
Come un lampo.

Coraggio, coraggio, il più è fatto. Ne ho accettato l'idea, e ora anche l'entrata in una sala operatoria mi sembra il più dolce dei pensieri, in confronto.
In realtà, ho così tanta paura, che non riesco a fare a meno di costruirmi un mondo totalmente intellettuale, ma nel contempo concreto, piuttosto che accettare tutto questo.
Cazzo, le luci arrivano come se tutto ciò che sto vedendo fosse un set cinematografico, ed io appollaiato sul carrello che procede costantemente in avanti.
Mi tremano gli sfinteri, anzi, forse mi sono già urinato addosso, ma chi se ne importa, questo giorno mica capita a tutti, o almeno, non se lo aspettano mica tutti così in fretta.
Massì, in fondo è come avere un orgasmo, con il vantaggio che non dovrò affrontare la curva discendente, ma soprattutto non dovrò sentire il peso e l'imbarazzo nell'incrociare lo sguardo di questa ennesima puttana, assoldata per venire incontro ad alcune mie debolezze.
Ti è piaciuto ? No, ma fa lo stesso.

Postato da: sca1 a febbraio 11, 2009 10:06 | link | commenti (2)
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